Il grido di Pasolini per Sana'a

Il 2 novembre veniva assassinato in maniera misteriosa Pier Paolo Pasolini. Lo ricordiamo con questo murales che abbellisce, di nascosto, un muro di Roma. E accennando a un’opera dell’artista, tra le più obliate.
Girato in una sola giornata, domenica 18 ottobre del 1970, per soli 13 minuti di durata complessiva, Le mura di Sana’a, costituiscono una sintesi struggente del viaggiare pasoliniano degli ultimi anni.
Documentario ideato sotto la forma di appello all’Unesco per salvare lo Yemen e le sue antichissime mura dall’attacco del capitalismo ormai alle porte, contiene un incisivo inserto italiano, in cui Pasolini intervista gli abitanti di Orte su di uno scempio urbanistico compiuto in quegli anni in un medesimo contesto di millenaria bellezza.
Questo l’appello dell’artista: «Ci rivolgiamo all’Unesco, in nome della vera se pur ancora inespressa volontà del popolo yemenita, in nome degli uomini semplici che la povertà ha mantenuto puri, in nome della grazia dei secoli oscuri, in nome della scandalosa forza rivoluzionaria del passato».
Un’istanza che suona di grande attualità sotto tanti profili. Tra questi il fatto che lo Yemen oggi vive una tragedia ben maggiore di allora: da tempo la coalizione internazionale guidata dall’Arabia Saudita muove guerra ai ribelli houti, che controllano parte del Paese. Colloqui di pace reiterati ancora non sono riusciti a chiudere il conflitto, che vede un Paese già poverissimo precipitato nell’abisso.