Il Papa: le ricchezze incatenano il cuore, che il Signore invece vuole libero

Nell’omelia della messa celebrata presso la Casa Santa Marta il 20 giugno, il Papa ha ammonito sui rischi di accumulare ricchezze: i soldi, dei quali ha detto: «Le ricchezze sono buone, servono per fare tante cose buone, per portare avanti la famiglia: questo è vero! Ma se tu le accumuli come un tesoro, ti rubano l’anima!»; il prestigio, la vanità, il «farsi vedere», come i farisei che digiunavano in pubblico, cose delle quali il Papa ha ricordato la fugacità, rammentando anche l’ammonizione di san Bernardo: «La tua bellezza finirà per essere pasto dei vermi»; infine la terza ricchezza sulla quale si è soffermato è quella data dal potere, destinata a finire anch’essa, spesso in maniera indegna, tanto che Francesco ha ricordato i tanti uomini di potere che «sono finiti nell’anonimato, nella miseria o in prigione».
Se «il tuo tesoro è nelle ricchezze, nella vanità, nel potere, nell’orgoglio», ha ammonito, «il tuo cuore sarà incatenato lì! Il tuo cuore sarà schiavo delle ricchezze, della vanità, dell’orgoglio’. E quello che Gesù vuole è che noi abbiamo un cuore libero!». Gesù «ci parla della libertà del cuore. E avere un cuore libero soltanto si può avere con i tesori del cielo: l’amore, la pazienza, il servizio agli altri, l’adorazione a Dio. Queste sono le vere ricchezze che non vengono rubate. Le altre ricchezze appesantiscono il cuore […] lo incatenano, non gli danno la libertà». Così che il cuore diventa«tenebroso» non «luminoso» come un cuore libero «che non è incatenato, un cuore che va avanti e che invecchia bene, perché invecchia come il buon vino. Quando il buon vino invecchia è un bel vino invecchiato. Invece il cuore che non è luminoso è come il vino non buono: passa il tempo e si guasta di più e diventa aceto».