Gaza e gli scudi umani usati dall'esercito israeliano

A Gaza, quasi ogni plotone dell’esercito israeliano utilizza i palestinesi come scudi umani, costretti dai soldati a entrare nelle case e nei tunnel nella Striscia per verificare che non ci siano esplosivi o combattenti di Hamas. La notizia non è nuova, Haaretz già ne parlava ad agosto scorso, ma ora si sono aggiunte altre testimonianze che mostrano come la disumana pratica – che sarebbe pure un crimine di guerra – sia una procedura rodata e sistematica all’interno dell’IDF. Tant’è che rientra in un protocollo ben preciso, il cosiddetto “mosquito protocol”.
Di recente la polizia militare dell’IDF (MPCID) ha aperto sei inchieste proprio sull’uso dei civili palestinesi come scudi umani. Eppure, un ufficiale dell’esercito, che ha scelto l’anonimato per ovvie ragioni, afferma che si tratta di un mero tentativo di “scaricare la colpa su dei capri espiatori”.
L’esercito di scudi umani
Tale pratica infatti, ha raccontato ad Haaretz l’ufficiale, è usata su larga scala: “Ogni plotone ha uno shawish [scudo umano] e nessuna unità di fanteria entra in una casa senza che uno shawish la bonifichi prima. Questo significa che ci sono quattro shawish in una compagnia, dodici in un battaglione e almeno 36 in una brigata. Stiamo gestendo un sotto-esercito di schiavi”.
Una barbarie rivelata già nell’agosto del 2024 da Haaretz e Breaking the Silence, che avevano riferito come ciò fosse noto agli alti gradi militari. Ma la testimonianza dell’ufficiale va oltre. Non si tratterebbe di un’iniziativa di singoli, ma di una vera e propria direttiva discendente dagli alti gradi militari di stanza a Gaza: “Ero presente a una riunione in cui un comandante di brigata ha illustrato il concetto di mosquito al comandante di divisione come una ‘necessità operativa per portare a termine la missione’”.
La cosa più scioccante, aggiunge l’ufficiale, è che i comandanti dell’IDF non abbiano fatto nulla al riguardo, nonostante tutto ciò sia stato rivelato da tempo. “Non so cosa sia peggio – chiosa infatti l’ufficiale – che non sappiano cosa sta succedendo nell’esercito che comandano o che lo sappiano e lascino fare”.
Tale pratica disumana, peraltro, è del tutto inutile anche a fini operativi. Infatti, l’esercito israeliano dispone di mezzi tecnologici avanzatissimi come droni e robot in grado di svolgere ispezioni più che accurate sul campo.
Lo spiega bene l’anonimo testimone di Haaretz: “Possiamo entrare nelle case senza usare scudi umani. Lo abbiamo fatto per mesi, seguendo una procedura di accesso più che accurata che prevedeva l’invio di un robot, un drone o un cane. Una procedura che si è dimostrata efficace, ma richiedeva tempo, mentre il comando voleva risultati immediati”.
In altre parole, “abbiamo costretto i palestinesi a fungere da scudi umani non perché fosse più sicuro per i soldati dell’IDF, ma perché era più veloce. Ecco perché abbiamo messo a rischio la vita di palestinesi che non erano sospettati di nulla, avevano solo la colpa di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato”.
Quando si perde il giudizio morale
“Non è andata avanti senza resistenza. – scrive l’angosciato anonimo di Haaretz – Soldati e ufficiali hanno resistito. Io ho resistito. Ma è quello che succede quando al comando superiore non importa nulla di nulla e ai politici ancora meno. È quello che succede quando sei svelto a premere il grilletto e sei del tutto esausto. È quello che succede quando sei in una guerra senza fine, che peraltro non riesce nello scopo di liberare gli ostaggi, giorno dopo giorno. Perdi il giudizio morale”.
Tale barbarie, infatti, come altre che si consumano nella Striscia, non può essere perpetrata senza subire danni. “Non solo abbiamo fallito nel proteggere i nostri soldati – prosegue, infatti, il resoconto anonimo – ma abbiamo corrotto le loro anime e non possiamo sapere quali conseguenze avrà tutto ciò sulla nostra società quando questi torneranno dalla guerra”.
Non è un caso se, già mesi fa, il quotidiano Yediot Ahronoth riportava quanto segue: “Il tasso dei suicidi dei soldati al rientro dal fronte è aumentato [21 suicidi nel 2024, rispetto ai 14 del 2022], così pure la richiesta di cure psichiatriche”.
Lo stesso Ynet ipotizzava che il fenomeno potrebbe essere ancora più grave, considerando anche la reticenza dell’esercito nel divulgare dati certi sulla salute mentale dei soldati. Resta il fatto che, per affrontare questa patologia, l’IDF ha reclutato 800 ufficiali specializzati e istituito un nuovo organismo per la salute mentale con cliniche sparse in tutto il Paese.